Caro,
prima di buttare via questo pezzo di carta di pregherei di leggere quanto ho da dirti.
Parlare con te in maniera pacifica e serena è diventata una cosa impossibile, quindi cerco una via alternativa per cercare di tenere un dialogo con te.
Qualche giorno fa ho comprato un giornale in cui ho letto un articolo su Crespi d’Adda.
Sai cos’è? Io, prima di allora, no.
Crespi d’Adda è un’utopia diventata realtà. E’ l’impegno di un uomo e della sua famiglia.
Alla fine del XIX secolo la famiglia Crespi, appunto, scelse di stabilirsi in un’area nei pressi del fiume Adda e di fondare quello che, a parer mio, è un miracolo.
Nacque così l’azienda Crespi, che si occupava di tessitura. Ma la famiglia Crespi non si limitò a questo e si rese conto che se nella fabbrica non ci fosse stato malcontento, la produzione ne avrebbe guadagnato.
Venne così fondato il villaggio Crespi, in cui risiedevano gli operai della fabbrica. Venne loro fornita un’abitazione, una chiesa, luoghi di ritrovo… Tutto quanto potesse giovare alla serenità di ogni singolo lavoratore.
Ora il villaggio Crespi è diventato patrimonio dell’Unesco. Patrimonio dell’umanità.
Il confronto con l’azienda in cui lavoriamo è stato inevitabile.
Non sono qui per parlarti di competenza o meno. Non sta a me giudicare e non mi piace farlo.
Io posso soltanto limitarmi a guardare e a pensare.
Le cose da noi, caro, non funzionano. Non c’è comunicazione. Non c’è ascolto da parte di chi, proprio per il ruolo che ricopre, dovrebbe garantire il massimo sforzo affinchè esistano tutte le condizioni che permettono che ad lavoratore di sentirsi un essere umano.
Il problema più grande della nostra azienda è che manca umanità. Avete scelto di gestire quel posto con la filosofia del terrore, cosa che ha funzionato fino ad un certo punto. Poi il meccanismo si è rotto, e la gente ha cominciato ad alzarsi e a far sentire la propria voce.
Questa cosa è meglio nota come voglia di riscatto. La voglia di riscatto che nasce dalla volontà di ogni singolo individuo di elevarsi dalla condizione originaria di chi parte svantaggiato per prendere in mano la propria vita e il proprio futuro.
La voglia di riscatto è la condizione mentale perché, a partire dal presente, inizi a prendere corpo un domani diverso.
Io ritengo che ci sia stato un grandissimo problema di interpretazione.
Tu, voi… La pseudo dirigenza… Avete sempre creduto che protestare per i diritti fosse un tentativo di colpire l’azienda.
SBAGLIATO.
Il nostro tentativo di parlare con voi è stato vanificato dai vostri sorrisetti falsi, dalle promesse mai mantenute. Ogni volta, anziché risolvere il problema, avete tirato fuori un giochino per tapparci momentaneamente la bocca. E adesso, che abbiamo capito come funzionano le cose e non cediamo più ai mezzucci che utilizzate, vi rivoltate: revocate le estensioni orarie, fate terrorismo, abolite i cambi turno.
Stiamo parlando di un’azienda o di un lager nazista????
Il giorno in cui mi è stato proposto il contratto, proprio tu mi parlavi dell’idea di riprendere in mano l’azienda per farla crescere.
Hai fallito ancora.
Non voglio inveire contro di te o contro quelli che ti porti dietro come cadaveri.
Voglio solo dirti che forse avresti dovuto valutare meglio.
Ogni volta che si è trattato di prenderci in giro, ogni volta che non ti sei fatto nessuno scrupolo nel riempirci la testa di bugie solo per tenerci buoni.
Come fai a guardarti allo specchio e ad essere sereno se pensi che a causa dei ritardi sugli stipendi qualcuno farà fatica a mangiare, o non saprà come fare contro le pressioni della banca?
Come fai a guardarti dritto negli occhi dopo aver calpestato la dignità delle persone?
Non ci credo che non hai una coscienza che si ribella a quello che sei.
Basta così, non sta a me giudicarti.
Dal canto mio posso solo ringraziarti.
Grazie a te e all’esempio che mi hai dato, adesso so perfettamente che tipo di persona non voglio diventare.
Mi scuso anticipatamente se queste poche righe ti faranno arrabbiare. Il mio intento, credimi, è solo quello di portarti speranza. E di dimostrarti ancora una volta che siamo pronti al dialogo e al confronto, non al clima di terrore a cui stai cercando di abituarci.
Hai di fronte decine e decine di coscienze che si sono svegliate, e che si solleveranno come un’onda ogni volta che ti rifiuterai di ascoltare la nostra voce.
Un proverbio cinese insegna che quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.
Pensaci.
Ciao Caro.
EE