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Dicevamo?

Malu Entu,

dicevamo 5 mesi fa.

Pare che il giorno buio sia arrivato anche per te.

Adesso dimmi, come ci si sente?

Stai lasciando per strada 140 persone, figlio di puttana, ed è solo grazie alla tua inettitudine.

La cosa mi dispiace per la maggior parte delle persone che hanno avuto la sfortuna di lavorare per te, anche se non hanno mosso un dito per cambiare l’evidente stato catastrofico a cui stavate arrivando.

FALLITO!!!!

Fallito tu e quei quattro stronzi che ti porti dietro e che continuano a leccarti il culo.

Fallito tu, e quei quattro stronzi che continuano a dire che va tutto bene e che in azienda non c’è nessun problema.

Effettivamente, problemi non ce ne sono. Sono solo decine e decine di persone che verranno messe in cassa integrazione.

Sei un fallito.

Siete dei falliti perchè non avete saputo tirare fuori le palle e combattere per il vostro posto di lavoro, per il vostro futuro, per i vostri figli… Siete dei falliti perchè siete senza sogni e senza speranza.

Siete dei falliti perchè non avete coraggio.

Mi fa rabbia vedere con quanto menefreghismo continuiate a tirare avanti la carretta.

Ma sei stupido davvero o lo fate per comodo? E se si, per comodo di chi e cosa???

Sei un vigliacco.

Un buffone.

Un terrorista.

18/10/2010

Visto quanto sei stato bravo?

Davvero, complimenti.

Sei riuscito a creare un gruppo di lavoro terrorizzato, che non osa aprire bocca per le sicure ritorsioni.

Non pensare che non dicano nulla per senso di appartenenza all’azienda o, peggio, per una questione di lealtà verso di te.  Tacciono solo perchè hanno paura.  Tacciono perchè sanno che revocherai le estensioni orarie, che non rinnoverai i contratti e perchè gli negherai il turno agevolato…

Io aspetto….

Il giorno in cui cadrai in disgrazia, tutti loro, anche la galoppina più fidata, ti volteranno le spalle. Proprio come tu hai fatto tutte le volte con i tu0i dipendenti.

Io non ho niente da perdere, ma ho ancora molto da dire.

E lo farò finchè avrò voce.

Non ho più fretta.

Starò lì a guardare, aspettando quel giorno.

Arriverà, stanne certo.

Io, la responsabilità delle mie azioni me la sono presa e, volente o nolente, dovrai farlo anche tu.

LETTERA

Caro,

prima di buttare via questo pezzo di carta di pregherei di leggere quanto ho da dirti.

Parlare con te in maniera pacifica e serena è diventata una cosa impossibile, quindi cerco una via alternativa per cercare di tenere un dialogo con te.

Qualche giorno fa ho comprato un giornale in cui ho letto un articolo su Crespi d’Adda.

Sai cos’è? Io, prima di allora, no.

Crespi d’Adda è un’utopia diventata realtà. E’ l’impegno di un uomo  e della sua famiglia.

Alla fine del XIX secolo la famiglia Crespi, appunto, scelse di stabilirsi in un’area nei pressi del fiume Adda e di fondare quello che, a parer mio, è un miracolo.

Nacque così l’azienda Crespi, che si occupava di tessitura. Ma la famiglia Crespi non si limitò a questo e si rese conto che se nella fabbrica non ci fosse stato malcontento, la produzione ne avrebbe guadagnato.

Venne così fondato il villaggio Crespi, in cui risiedevano gli operai della fabbrica. Venne loro fornita un’abitazione, una chiesa, luoghi di ritrovo… Tutto quanto potesse giovare alla serenità di ogni singolo lavoratore.

Ora il villaggio Crespi è diventato patrimonio dell’Unesco. Patrimonio dell’umanità.

Il confronto con l’azienda in cui lavoriamo è stato inevitabile.

Non sono qui per parlarti di competenza o meno. Non sta a me giudicare e non mi piace farlo.

Io posso soltanto limitarmi a guardare e a pensare.

Le cose da noi, caro, non funzionano. Non c’è comunicazione. Non c’è ascolto da parte di chi, proprio per il ruolo che ricopre, dovrebbe garantire il massimo sforzo affinchè esistano tutte le condizioni che permettono che ad  lavoratore di sentirsi un essere umano.

Il problema più grande della nostra azienda è che manca umanità. Avete scelto di gestire quel posto con la filosofia del terrore, cosa che ha funzionato fino ad un certo punto. Poi il meccanismo si è rotto, e la gente ha cominciato ad alzarsi e a far sentire la propria voce.

Questa cosa è meglio nota come voglia di riscatto.  La voglia di riscatto che  nasce dalla volontà di ogni singolo individuo di elevarsi dalla condizione originaria di chi parte svantaggiato per prendere in mano la propria vita e il proprio futuro.

La voglia di riscatto è la condizione mentale perché, a partire dal presente, inizi a prendere corpo un domani diverso.

Io ritengo che ci sia stato un grandissimo problema di interpretazione.

Tu, voi… La pseudo dirigenza…  Avete sempre creduto che protestare per i diritti fosse un tentativo di colpire l’azienda.

SBAGLIATO.

Il nostro tentativo di parlare con voi è stato vanificato dai vostri sorrisetti falsi, dalle promesse mai mantenute. Ogni volta, anziché risolvere il problema, avete tirato fuori un giochino per tapparci momentaneamente la bocca. E adesso, che abbiamo capito come funzionano le cose e non cediamo più ai mezzucci che utilizzate,  vi rivoltate: revocate le estensioni orarie,  fate terrorismo, abolite i cambi turno.

Stiamo parlando di un’azienda o di un lager nazista????

Il giorno in cui mi è stato proposto il contratto, proprio tu mi parlavi dell’idea di riprendere in mano l’azienda per farla crescere.

Hai fallito ancora.

Non voglio inveire contro di te o contro quelli che ti porti dietro come cadaveri.

Voglio solo dirti che forse avresti dovuto valutare meglio.

Ogni volta che si è trattato di prenderci in giro, ogni volta che non ti sei fatto nessuno scrupolo nel riempirci la testa di bugie solo per tenerci buoni.

Come fai a guardarti allo specchio e ad essere sereno se pensi che a causa dei ritardi sugli stipendi qualcuno farà fatica a mangiare, o non saprà come fare contro le pressioni della banca?

Come fai a guardarti dritto negli occhi dopo aver calpestato la dignità delle persone?

Non ci credo che non hai una coscienza che si ribella a quello che sei.

Basta così, non sta a me giudicarti.

Dal canto mio posso solo ringraziarti.

Grazie a te e all’esempio che mi hai dato, adesso so perfettamente che tipo di persona non voglio diventare.

Mi scuso anticipatamente se queste poche righe ti faranno arrabbiare. Il mio intento, credimi, è solo quello di portarti speranza. E di dimostrarti ancora una volta che siamo pronti al dialogo e al confronto, non al clima di terrore a cui stai cercando di abituarci.

Hai di fronte decine e decine di coscienze che si sono svegliate, e che si solleveranno come un’onda ogni volta che ti rifiuterai di ascoltare la nostra voce.

Un proverbio cinese insegna che quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.

Pensaci.

Ciao Caro.

EE

Buone nuove?

Ho visto PERSONE  lavorare regolarmente e duramente…

e vedersi negare lo stipendio, vedersi negare qualsiasi diritto, vedersi punire per aver manifestato disappunto,
piegarsi per avere uno straccio di agevolazione in quanto madre o padre, sentirsi minacciare di licenziamento perchè, in seguito alla morte di un parente stretto, non ha saputo immediatamente dare il massimo.

Ho visto l’umanità perdersi negli occhi e nel cuore della gente che comanda, o che finge o si illude di poterlo fare.

Ho visto gente godere nel sottomettere altre persone, godere nel comunicare punizioni e provvedimenti.

Ho visto gente pretendere il massimo, senza dare niente in cambio.

Ho visto PERSONE trasformarsi, imbestialirsi, abbrutirsi perchè circondata da gente vuota, devota solo al pettegolezzo e al chiacchiericcio.

Ho visto, e mai avrei voluto vedere.

EE

MALU ENTU

Buongiorno.

Quasi mi vergogno a scrivere questa mail…

Lavoro  in uno dei tanti call center presenti in Sardegna e, sapendo che in queste settimane ci si sta mobilitando per la penosa questione di VOL2, provo un misto di imbarazzo e vergogna a denunciare quella che è la situazione dell’azienda in cui lavoro.

Sono assunta da circa due anni, con regolare contratto a tempo indeterminato.

Presto la mia opera per 4 ore al giorno, estensione oraria esclusa, come altri 130 lavoratori circa.

Il nostro stipendio medio va dai 650 ai 700 € al mese, se tutto va bene.

La nostra struttura  lavora su commessa della più grande azienda di telecomunicazioni presente in Sardegna e si occupa della gestione inbound dei clienti.

Per chi non lo sapesse, inbound vuol dire che noi riceviamo le telefonate e i reclami dei clienti.

Fin qui tutto bene, il lavoro a volte è stressante, ma è pur sempre  lavoro e ci va bene così.

Non ci va più bene però quando l’azienda, puntualmente, paga gli stipendi in ritardo, quando fino la 15 Luglio ci lascia a boccheggiare perché non funziona l’impianto dell’aria condizionata, quando non c’è l’acqua in bagno, quando concede delle estensioni orarie che vengono fatte firmare ai dipendenti con 3 mesi di ritardo, in modo che le possa revocare a suo piacimento.

Non ci piace che neghi i turni agevolati agli studenti lavoratori o alle giovani madri.

Non ci piace quando non ci paga la tredicesima e quando velatamente minaccia quelli che intendono iscriversi al sindacato o partecipano alle assemblee.

Non ci piace quando ci nega i permessi, che vengono richiesti perché lavoriamo in un capannone senz’aria condizionata con più di 40°. Pensiamo ai bambini dell’Africa, ha detto un giorno la mia team leader…

Non ci piace che quando si chiede all’ufficio del personale che fine abbiano fatto i nostri soldi, ci venga sempre risposto che ci si deve informare, come se quei soldi arrivassero da chissà dove.

Non ci piace che in busta paga ci si ritrovi con assenze ingiustificate perché il lettore badge non funziona, o perché ci si è dimenticati di registrare la presenza (anche perché quest’ultima è facilmente dimostrabile).

Io e i miei colleghi siamo sottoposti a continui attacchi, velati e non, da parte della dirigenza o, comunque, da quella che è la gerarchia da rispettare in azienda.

Ci trattano come se fossimo bestie, come se in anni e anni nessuno avesse mai acquisito un diritto, come se fosse normale farci lavorare e darci lo stipendio quando ne hanno voglia.

Gli accordi prevedevano una data esatta: il 10 di ogni mese avremmo dovuto percepire il nostro stipendio, ma ogni mese si va sempre a finire al 20, se non più tardi.

I lavoratori sono madri e padri di famiglia, sono ragazzi che sono finalmente riusciti a comprarsi una macchina, sono persone che forse pensano di comprarsi una casa, ma che impallidiscono al pensiero di non poter pagare le rate del mutuo.

Chi glielo dice a mio figlio che non so cosa dargli da mangiare?

Chi lo dice alle banche che non posso pagare il mutuo perché mi hanno dato lo stipendio con 10 giorni di ritardo?

Chi le paga le more della finanziaria della macchina?

Tutto questo il mio capo fa finta di non saperlo..

Certo, lui va in giro col Suv e ha la piscina in giardino, quindi che i suoi dipendenti lavorino in condizioni disumane in fondo non è un suo problema.

Peggio per noi che non siamo nati imprenditori.

Però, credo che saremmo tutti bravi a fare gli imprenditori con i soldi dei dipendenti.

Io non mi aspetto che questa mail cambi lo stato delle cose.

Spero che serva a scuotere la coscienza della gente.

Spero che la voce arrivi direttamente al committente, in modo che capisca a chi ha affidato la gestione dei suoi clienti.

L’azienda pretende serietà, disponibilità, flessibilità da ogni singolo lavoratore.

Quando pensa di comiciare a  fare lo stesso?

Scusate lo sfogo.

EE